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13 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 15:11

“Thom Yorke è un ometto piccolo e un po’ timido”.

Con questa frase, pronunciata pochi giorni fa nel Katie Halper Show, Roger Waters ha aggiunto un nuovo capitolo alla sua crociata personale contro i Radiohead, colpevoli — a suo dire — di aver suonato a Tel Aviv nel 2017. Sono passati otto anni, ma lui ancora non si dà pace. Ha raccontato di aver scritto molte lettere a Thom Yorke, ricevendo risposte “simpatiche”. Ma — parole sue — «poveretto, non ci riesce». Ora, che il leader del gruppo di Oxford non sia un cabarettista mancato possiamo anche concederlo. Ma che l’ex Pink Floyd si erga ogni volta a tribunale morale del mondo, demolendo chiunque non segua le sue linee guida etico-politico-spettacolari, anche no. Waters mi sta sulle scatole. Non per il suo talento — indiscutibile, e inutile girarci attorno: la storia, in parte, l’ha scritta davvero. Ma per l’atteggiamento e la narrazione mitologica che si è costruito addosso.