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Ultimo aggiornamento: 13:57
Suore abusate e manipolate. Ma è stato difficile trovare il collegio per giudicare le accuse contro Marko Ivan Rupnik, l’ex padre gesuita, cacciato dalla Compagnia nel 2023 dopo che già erano partite le prime denunce nei suoi confronti. Il Dicastero per la Dottrina della Fede fa sapere che il 9 ottobre “sono stati nominati i cinque giudici del tribunale che affronterà il caso del Rev.do Marko Ivan Rupnik. Il collegio giudicante – si legge ancora nella nota – è composto da donne e chierici che non fanno parte del Dicastero per la Dottrina della fede e non hanno alcun ufficio presso i dicasteri della Curia romana. Tutto ciò al fine di meglio garantire, come in ogni processo giudiziale, l’autonomia e l’indipendenza del suddetto tribunale”. Nel febbraio del 2024 due erano state due le donne a chiedere che cadesse “il muro del silenzio”.
“Accogliamo con favore la nomina dei giudici da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede: auspichiamo che il processo finalmente cominci – dice all’Ansa l’avvocata Laura Sgrò, – Le mie cinque assistite hanno chiesto già diciotto mesi fa di essere riconosciute come parte lese nel procedimento, per cui ci auguriamo che la loro posizione venga assodata quanto prima. Attendono giustizia da troppi anni e la giustizia farà bene non solo a loro, ma anche alla Chiesa stessa”. Le storie sono state raccolte in un volume “Stupri sacri. Le storie di Gloria, Mirjam, Samuelle e di tante altre suore che si sono ribellate agli abusi dentro la Chiesa” (Rizzoli), per far emergere e conoscere questo “sistema perverso” di cui la Chiesa, aveva spiegato all’epoca la legale, si è accorta troppo tardi. Tra i racconti quello di Gloria, ex consacrata, che parla di baci non richiesti giustificati con la similitudine con il bacio all’altare dove si celebra l’eucarestia. Una manipolazione spinta ai massimi livelli, fino a distorcere il concetto stesso di Trinità: Rupnik diceva a Gloria che il loro rapporto “non era esclusivo ma a immagine della Trinità, quindi senza possesso”, utilizzando uno dei più profondi misteri della fede cristiana per giustificare i rapporti sessuali di gruppo.







