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Ultimo aggiornamento: 10:07

di Leonardo Botta

Ieri è stato il “Columbus Day”, una giornata che senz’altro inorgoglisce gli italiani, compatrioti di quel Cristoforo Colombo che, cercando una rotta alternativa per le Indie, s’imbatté con gli equipaggi delle sue tre caravelle in un nuovo continente che madre natura aveva piazzato lì, in mezzo all’oceano, e che in onore di un altro esploratore, Vespucci, sarebbe stato poi battezzato “America”.

Ma sarebbe buona norma ricordare, insieme con quel cruciale evento per la storia mondiale, anche tutto ciò che riguardò, nei secoli successivi al 12 ottobre 1492 in cui un mozzo di vedetta gridò “Terra!”, quei luoghi fino ad allora inesplorati da est. Sto parlando di un fenomeno riassumibile con un termine di cui oggi si discute tanto a proposito delle sventurate popolazioni palestinesi: il genocidio. Un genocidio, o olocausto per chi preferisce, a danno di milioni di indiani, anzi, per meglio dire, “nativi americani”, provocato da colonizzatori provenienti dai “civili” luoghi dell’Inghilterra, della Spagna, del Portogallo.