Non è facile decifrare un personaggio come Cristoforo Colombo, figura complessa e contraddittoria, oggetto delle versioni più fantasiose. Le sue stesse origini sono rimaste per molto tempo avvolte nell’oscurità, e ciò ha dato luogo ad interminabili dispute. Di volta in volta gli sono state attribuite nazionalità diverse: italiano, corso, catalano, portoghese. E c’è chi, come Salvador de Madariaga, ha sostenuto che Colombo fosse un ebreo convertito profugo dalla Spagna; mentre altri lo facevano venire, addirittura, dalla Grecia o dalla lontana Scandinavia. Ma anche quando lo si riconosceva di sangue italiano, non tutti erano d’accordo sui suoi natali genovesi: alcuni lo avrebbero voluto originario di questo o quell’altro centro della riviera ligure, se non del Piacentino o del Monferrato. A dire il vero, il maggior responsabile di tanta babele fu il figlio stesso di Colombo e suo primo biografo, Fernando, preoccupato tanto di nascondere le origini modeste del padre quanto di sviare opportunatamente le pretese di quanti avrebbero voluto metter le mani sulla sua eredità.
Oggi si sa, senza alcuna ombra di dubbio, che la famiglia di Colombo, originaria dell’Appennino ligure, dopo aver soggiornato a Savona, si stabilì nei sobborghi di Genova per praticare la tessitura della lana e un piccolo commercio di vini, e che il giovane Cristoforo compì il suo primo tirocinio navigando al servizio di diversi mercanti genovesi che possedevano varie filiali lungo le coste del Mediterraneo e intrattenevano rapporti fin nella lontana Guinea.








