È chiuso in una teca ma, una volta aperto, in realtà ha piccole dimensioni: solo 4 carte, 8 pagine. È la copia a stampa della lettera che Cristoforo Colombo, appena tornato a Lisbona dalla sua prima spedizione nel Nuovo mondo, nel 1493, scrisse alla regina di Spagna, Isabella di Castiglia, per informarla dell'esito della spedizione. Dopo 30 giorni di navigazione Colombo aveva scritto: «Sono sul Mare delle Indie, nelle isole oltre l'Oceano Atlantico». È il documento che ha cambiato la storia dell'umanità e che, dopo 40 anni di assenza è tornato nella «casa» che l’aveva custodito dall’Ottocento, la biblioteca Marciana di Venezia. È stato il lavoro dei detective delle opere d'arte americani in collaborazione con i carabinieri del nucleo Tutela del patrimonio culturale italiani a permettere la restituzione dell’epistola di Colombo «De Insulis Indiae supera Gangem nuper inventis» alla città di Venezia. Ne esistono 400 versioni, oltre a quella in latino, e sono le copie nelle lingue nazionali degli Stati europei. A dare maggiore diffusione all'impresa di Colombo fu la diffusione a mezzo stampa della lettera, visto che all’epoca le ricerche e le pubblicazioni di pregio avevano cominciato a essere replicate e diffuse via stampa dopo l’invenzione dei caratteri mobili di Johannes Gutenberg, nel 1450. La restituzione del documento, tecnicamente si chiama incunabolo, alla città è avvenuta in un incontro a cui hanno partecipato il direttore della Biblioteca Stefano Trovato e il generale Francesco Gargaro, comandante dei carabinieri Tutela patrimonio culturale (Tpc).