Calci, pugni, strattoni. Pressioni psicologiche. E poi gli insulti: “Vieni qui Vincenzo, vieni qui troia di Hamas”. Vincenzo Fullone, portavoce per l’Italia della Freedom Flotilla a bordo della Conscience, la barca piena di medici e infermieri intercettata dall’Idf in acque internazionali davanti all’Egitto proprio nei giorni in cui si definiva l’accordo di pace e la riapertura dei canali umanitari, parla dalla Giordania dopo le visite, la Tac e gli esami necessari per capire se i colpi ricevuti nei giorni in cui è stato ostaggio del supercarcere israeliano di Ketziot abbiano lasciato strascichi. Sul sopracciglio c’è il segno lasciato dal calcio di una pistola, tra le mani una sigaretta, nella testa una convinzione ripetuta più e più volte. “Se hanno fatto questo a noi, che siamo occidentali, pensa cosa succede ai palestinesi”. Secondo le associazioni di difensori dei diritti umani e avvocati, più di diecimila, inclusi minori, sono trattenuti da anni senza accuse, né processo, né possibilità di assistenza legale. Diversi report hanno documentato botte, torture e vessazioni, molti sono morti durante la detenzione. “Noi non li abbiamo visti, ma nei cellulari con cui ci hanno portato in carcere, nelle celle c’era puzza di urina, di paura. È difficile non averne quando sei in mano loro”.
Flotilla, Fullone ultimo italiano liberato: “Calci, strattoni e botte. Dalla nave rubati gli aiuti”
Dall’ospedale giordano in cui è stato portato per accertamenti, l’attivista racconta le vessazioni subite: “Succede questo agli occidentali, è inimmaginabile q…









