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Dalle autopsie non emerge alcun nesso tra la pistola blocca-muscoli e il decesso. Gli studi dell’Iss e dei cardiologi
Pochi giorni fa un uomo di 35 anni è morto a Napoli dopo essere stato colpito da un taser. «Dopo» e non «per». O almeno, non è chiaro. La stessa cosa è capitata a un uomo di 57 anni a Olbia lo scorso agosto, deceduto in ambulanza per arresto cardiaco, a un uomo di 47 anni a Genova e a uno di 42 anni a Reggio Emilia. In particolar modo, sugli ultimi due casi sono state aperte due inchieste per capire se è possibile che ci sia un nesso tra la scossa provocata dal taser e la morte. Al momento i medici legali dopo l’autopisia lo escludono. Ma è lecito avere qualche dubbio, dopo il quinto caso in pochi mesi.
Anche perché in Italia i taser in dotazione alle forze dell’ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e, dal 2022, anche Polizia Locale) sono 5mila. I dispositivi, introdotti dopo una fase di sperimentazione iniziata nel 2018, sono pensati per l’immobilizzazione (e ovviamente non per l’uccisione).







