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L'autopsia conferma: l'uomo ucciso da un infarto. Eppure processano i carabinieri
Il taser non uccide. L'autopsia effettuata sul 57enne morto a Olbia il 16 agosto scorso, ha confermato che la causa del decesso è un infarto legato all'assunzione di stupefacenti eppure la sinistra continua a non crederci. Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale, espone così i suoi dubbi: "Il perito è stato chiaro sulla morte di Gianpiero Demartis: è ascrivibile ad uno scompenso cardiaco in cardiopatia ischemica (presenza di stent coronarico). Ma lo scompenso si chiede - è intervenuto prima o dopo la scarica elettrica?". Turco ipotizza: "Possiamo accettare che la scarica elettrica colpendo un corpo debilitato abbia avuto un effetto sproporzionato e magari imprevedibile. Ci viene difficile accettare che sia morto alla vista del taser". Turco, pur dando per scontato che i carabinieri abbiano usato il taser in maniera appropriata, fa notare che il Sindacato Indipendente Carabinieri ha chiesto di sostituire il modello in dotazione e, quindi, evidentemente, ci deve essere un problema. "Riteniamo non aiuti la verità, e nemmeno i Carabinieri coinvolti, la difesa ad oltranza di uno strumento obsoleto che interferisce con le attività cardiache", dichiara Turco che, poi, conclude: "Andrebbe invece approfondito come e perché si è arrivati all'utilizzo del taser e di quel modello. Scelta che, di tutta evidenza, non è di competenza dell'Arma dei Carabinieri".






