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L'europarlamentare si lamenta del solo voto di scarto nel suo voto per l'immunità e accusa "le forze del fascismo" che "riescono a trascinare con sé una parte consistente dei liberali"
È trascorsa quasi una settimana da quando Ilaria Salis ha avuto salva l'immunità per un solo volo al Parlamento Europeo. Un voto che ha destato perplessità anche per presunti malfunzionamenti nella pulsantiera, che sono stati segnalati ma non considerati e che, quindi, hanno permesso al voto di essere registrato. Salis, quindi, può festeggiare e 5 giorni da quella votazione, che l'ha di fatto salvata dal processo in Ungheria a differenza di altri antifà che, invece, si sono regolarmente sottoposti al processo e sono stati condannati, continua a festeggiare. Ma fa anche di più, perchè come ha cercato di fare fin dall'inizio, sta provando a trasformare il voto sul suo singolo caso in qualcosa di collettivo, convinta di essere il simbolo di qualcosa. La verità è che il suo è stato un caso quasi unico nella storia dell'Unione europea di parlamentare che ha mantenuto l'immunità per un'accusa di reato antecedente all'elezione.






