PADOVA - La clinica di Abano, con il suo nome, era una certezza. Nardacchione ha portato in alto la sanità padovana e non è un caso se, nel giorno dell'addio, sono in molte le voci istituzionali che vogliono onorarne la memoria.
A ricordarlo, con parole commosse e sincere, c'è Federico Barbierato, sindaco di Abano: «Ci sono medici che fanno il loro lavoro e poi ci sono quelli che lo trasformano in una missione. Il dottor Nardacchione era questo: il punto di riferimento assoluto per tutto ciò che riguardava le nostre gambe, ginocchia, caviglie, legamenti, passi, corse, cammini. Un nome che, solo a sentirlo, dava fiducia, perché se ti opera Nardacchione, va tutto bene. Era quasi un marchio di qualità, un sinonimo di competenza, umanità e successo. Quante persone, grazie alle sue mani, sono tornate a camminare, a correre, a vivere senza dolore. Quante storie, dietro ogni intervento, dietro ogni sorriso ritrovato. Abano perde oggi un professionista straordinario, ma soprattutto una persona autentica, che ha dedicato tutta la vita alla cura degli altri. Ma la sua scuola continua ogni giorno attraverso i suoi allievi e collaboratori, che portano avanti la sua eredità con lo stesso rigore, la stessa passione, la stessa umanità. A lui va la nostra riconoscenza. Alla sua famiglia e ai colleghi, il più affettuoso pensiero della città. Perché certe eredità non si misurano in titoli o carriere, ma in passi restituiti e vite rimesse in cammino».






