Gli operai ridipingono la segnaletica stradale sull'asfalto che dall'aeroporto conduce verso la zona dei resort.
E decine di agenti presidiano l'International Conference Center dove domani si riuniranno Donald Trump e una ventina di leader mondiali per celebrare l'accordo di pace per Gaza. Anche se la vigilia è stata funestata dalla morte di tre diplomatici del Qatar vittime di un incidente stradale, Sharm el-Sheikh si sta preparando in un'apparente calma a ospitare un momento storico per il Medio Oriente, e non è il suo primo.
Come ricorda una grande installazione lungo la strada, con la raffigurazione dei protagonisti del vertice degli "Architetti della pace" in scena nella città resort sul Mar Rosso il 13 marzo del 1996. Anche allora il presidente americano, Bill Clinton, e quello egiziano, Hosni Mubarak, furono copresidenti del summit, che allora non aveva precedenti, nato per rafforzare la pace arabo-israeliana e isolare Hamas, e aperto a "tutte le parti interessate all'instaurazione della pace in Medio Oriente". Per l'occasione fu scelta una sede simbolica, la città sulla Penisola del Sinai, restituita da Israele all'Egitto nel 1979 a seguito del primo importante trattato di pace in Medio Oriente, gli Accordi di Camp David. Quasi trent'anni dopo gli "Architetti della pace", davanti a uno scenario diventato sempre più critico, Sharm el-Sheikh nelle ultime settimane ha ospitato i diplomatici dei Paesi impegnati nei negoziati che hanno portato all'accordo celebrato dell'appuntamento convocato da Trump e Abdel Fattah al-Sisi.














