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Trump ha annunciato che si apre una "nuova era". Ma l'unica era nuova è la sua, sinceri complimenti

Trump ha fatto il miracolo, dicono. Ha costretto Hamas e Israele a un accordo. Ogni bambino non morto è già una festa, anche se il brindisi sa di plastica e polvere. Perché questa non è la fine della guerra, ma una pausa. Una tregua legata con lo scotch.

La pace, in Medioriente, è sempre stata una finzione con la firma in fondo. Hamas restituirà gli ostaggi e Israele libererà prigionieri palestinesi; l'esercito israeliano inizierà a ritirarsi dalla Striscia, mentre Hamas dovrebbe disarmarsi completamente. E come da norma non scritta, chi fa la pace fa anche la ricostruzione: toccherà all'America, secondo un'idea sulla carta spettacolare, con la nascita di una metropoli sul mare, promessa di felicità da cartolina. Con i nostri magnifici carabinieri a istruire la polizia locale. Falso che sia immorale, la storia è fatta di città che nascono sulle tombe. Le metropolitane di Roma attraversano necropoli, al Gianicolo il Vaticano ha consentito che si trasformasse in un immenso garage per pullman la terra bagnata dal sangue dei martiri, e trasferita altrove senza benedizioni. E allora? Tutto perfetto, tutto impossibile. La guerra è finita, il conflitto no: resta nelle teste, nelle ossa, nell'aria.