NOVENTA PADOVA (PADOVA) - Il quartier generale della campagna elettorale di Alberto Stefani sarà qui, in questa sede della Lega-Liga Veneta alla periferia di Padova che negli anni ne ha viste di cotte e di crude, come quella volta che contro una raffica di espulsioni volarono spintoni e sberle e l’allora segretario ebbe bisogno dei carabinieri per raggiungere l’automobile. Oggi il clima è di riappacificazione, Stefani è perfino convinto che quando ci sarà da decidere il simbolo da mettere in lista nel direttivo scatterà l’unanimità. E c’è da credere che sarà così visto che il nuovo simbolo, dopo i veti su Zaia, vedrà sparire il nome di Salvini per far posto a Stefani. Esatto, l’Alberto da Giussano sarà tra la scritta Lega-Liga Veneta e, sotto, in grande, il nome di Stefani. Intanto le pareti del partito in via Panà sono addobbate con le sue gigantografie e siccome c’è questa tendenza a fotoshoppare un po’ tutto, i cronisti vanno in cerca delle differenze: i denti, l’occhio, perfino la postura. Un minuto dopo l’ufficializzazione della sua candidatura a presidente della Regione, il materiale della progaganda è uscito dagli scatoloni: era tutto pronto, da settimane. E adesso l’enfant prodige della Lega cui Fratelli d’Italia s’è dovuta inchinare, salvo mettere in saccoccia la Lombardia e portare a casa cinque assessorati più la cassaforte di Veneto Sviluppo, spiega cosa vuole fare del Veneto. Dice tante cose, il deputato, presidente della Bicamerale per il federalismo fiscale nonché segretario della Liga Veneta e adesso candidato alla guida di Palazzo Balbi. Ma forse sono di più le domande che glissa. Verrebbe da dire: più zaiano di Zaia. Però si sbottona quando gli si chiede chi gliel’ha fatto fare: «Credo che i giovani debbano assumersi responsabilità di governo. In altri Stati europei è normale, magari lo diventerà anche in Italia dopo il Veneto. Questo sì, mi piacerebbe». E gli piace ancora di più dire che a consigliarlo non sono i big del partito, ma i cittadini: «Chiunque può darti un’idea, anche geniale, vincente. E quindi è importante essere umili, parlare con tutti». Però non vuole sentire parlare di avversari: «Semmai persone che la pensano diversamente da me. Giovanni Manildo? Garbato, gentile, sono felice di confrontarmi con lui».