VENEZIA - C'è Alberto Stefani che lancia la piattaforma Generazione Veneto e annuncia una mattinata di mobilitazione, sabato 15 novembre, per confrontarsi con i giovani. C'è Giovanni Manildo che boccia senza appello l'ipotesi di una holding autostradale veneta, spiegando che la direttiva Bolkenstein prevede che una concessione del genere venga messa a gara e dunque quello che va dicendo il suo avversario del centrodestra «sono solo cose fantasiose».
C'è Riccardo Szumski che manco si scompone se le associazioni di categoria si limitano a invitare i big delle due principali coalizioni, tanto lui sta battendo a tappeto il Veneto, i sondaggi dicono che non è un carneade e a chi gli chiede che programma ha, magari in tema sanitario, risponde sornione: «Se ti sembrano normali mesi d'attesa per una visita o un intervento, continua a votare chi hai sempre votato». E poi ci sono gli altri due outsider, Fabio Bui dei Popolari per il Veneto, che peraltro deve recuperare i giorni dello stop della Corte d'Appello per un documento mancante e che ieri prometteva «un piano di rinascita commerciale». E infine Marco Rizzo, l'ex comunista ora in Democrazia Sovrana Popolare, che ieri, nella giornata delle Forze armate, diceva: «Vogliamo la pace e non la guerra».






