Si è spenta a 79 anni l’attrice e musa di Woody Allen. Con il suo stile, fatto di completi e cappelli a falda larga, ha contribuito a spazzare via molti stereotipi sulla necessità di vestirsi per piacere agli uomini

di Arianna Galati

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I completi maschili, gli accessori ripetuti, una strettissima selezione di colori a definirne lo stile. La vera eredità di Diane Keaton, morta a 79 anni per cause non ancora chiarite come annunciato dalla rivista People, è il regalo da tramandare di generazione in generazione: un senso dello stile unico. Tanto spontaneo quanto scevro dalle tendenze, in gioco perenne con quei personaggi che l’hanno resa protagonista ad Hollywood, fondendo disinvoltamente finzione e realtà. Annie Hall sarebbe stata Annie Hall senza Diane Keaton in quei completi anni 70? Forse no. E Diane Keaton non sarebbe stata veramente sé stessa senza il percolato di tutte quelle eroine nevrotiche, intellettuali, sfrontate, fragili fino a condirne l’umorismo, disegnate attraverso un continuum di abiti traslati dalla vita reale. Regina dell’androginia quando a malapena la si identificava in un movimento couture, la prima dopo Katharine Hepburn e Greta Garbo a ricordare ampiamente che le donne sapevano portare i pantaloni (in tutti i sensi). Magari assieme a dolcevita aderenti e gioielli importanti.