A 77 anni era arrivato fino a Capo Nord, percorrendo 4.700 chilometri in sella alla sua bici. Per tre settimane ha attraversato l’Europa, in totale autonomia e senza alcun supporto. D’altronde la bicicletta era da sempre la grande passione di Giandonato Bava, quasi una “leggenda” delle due ruote, morto dopo essersi schiantato contro un furgone in sosta a San Gillio.

L’anziano cicloamatore si è spento venerdì, a 81 anni, dopo quattro giorni di ricovero all’ospedale Cto di Torino. Troppo gravi le ferite riportate nell’incidente di lunedì pomeriggio lungo la provinciale 180 di San Gillio: sulla dinamica dell’impatto sono ancora in corso le indagini dei carabinieri di Rivoli. Una delle ipotesi è che l’anziano abbia avuto un malore e sia andato a sbattere a velocità sostenuta contro un Ford Transit, forse parcheggiato in divieto di sosta.Saluzzese di nascita, Bava si era trasferito ad Avigliana da anni. Lascia una moglie e due figli, che avevano ereditato la sua passione per le bici.Molto conosciuto in Val di Susa e tra gli amanti delle due ruote come “Giando44” (dal suo nome e dall’anno di nascita), aveva riportato il soprannome anche sul telaio della sua bicicletta. Nel suo “curriculum” c’erano altre imprese come la Parigi-Brest-Parigi e l’organizzazione di numerose iniziative di solidarietà, sempre legate al mondo della bicicletta.«Ha lavorato finché ha potuto ma, da quando è andato in pensione, ha iniziato a pedalare tantissimo in zona e in giro per l’Europa – racconta Salvatore Ferrara, amico di Bava e appassionato di bicicletta come lui - Nell’ultimo periodo aveva ridotto leggermente i chilometri ma continuava a uscire sempre: ci trovavamo sovente per strada. Oppure ci davamo appuntamento: martedì avremmo dovuto vederci per una scampagnata insieme, invece mi ha chiamato la moglie dicendo che era all’ospedale».L’aviglianese aveva un passato da sportivo amatoriale anche nello sci: è stato uno dei primi italiani a partecipare alla Vasaloppet, la gara di sci di fondo su lunga distanza che si svolge ogni anno in Svezia. Ed era stato il primo a portare in Italia il marchio Asics con l’azienda di abbigliamento sportivo che gestiva a Sant’Ambrogio.