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Di nuovo nel mirino della Commissione è finito il decreto Golden Power applicato all'Ops Unicredit-Bpm

Che a Bruxelles si continui a mettere in discussione la sovranità nazionale in tema di sicurezza economica è ormai diventata una pericolosa abitudine. Di nuovo nel mirino della Commissione è finito il decreto Golden Power applicato all'Ops Unicredit-Bpm. Un caso che, lo ricordiamo, non esiste più: la stessa Unicredit ha scelto mesi fa, dopo le limitazioni imposte dal governo, di non procedere oltre. Dunque, nessuna violazione del Mercato Unico. Solo un atto di legittima tutela dell'interesse nazionale da parte del governo italiano. Che Unicredit ha rispettato. Eppure, la commissaria Maria Albuquerque, con una prosopopea degna di miglior causa, ieri ha minacciato azioni contro chi ostacola "lo sviluppo del mercato unico dei servizi finanziari". E ha dichiarato, senza nemmeno nominare l'Italia (ma è fin troppo chiaro a chi si riferisse), che l'Europa "è pronta ad agire". Ma agire contro cosa, esattamente? Contro uno Stato che applica una legge approvata dal proprio Parlamento? Contro un governo che, di fronte a operazioni potenzialmente destabilizzanti, utilizza gli strumenti di protezione previsti dall'ordinamento nazionale? Se questa è la nuova linea della Commissione, ci troviamo davanti a una vera e propria aggressione politica e istituzionale, mascherata da "integrazione finanziaria".