Cinque anni dopo, arriva Loving II, sequel del libro che ha raccontato storie anonime d’intimità Lgbtq+: «Come un respiro trattenuto a lungo»
di Maurizio Fiorino
«Il modo migliore per sapere a che punto siamo, e soprattutto dove stiamo andando, è capire da dove veniamo». Con queste parole Hugh Nini e Neal Treadwell – collezionisti e curatori newyorkesi – ci invitano a un (secondo) viaggio indietro nel tempo. Da oltre venticinque anni i due raccolgono fotografie che, se dovessimo riassumerle con una battuta, raccontano l’intimità dell’amore omosessuale tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni Cinquanta. Il loro archivio conta oltre 4mila immagini: si tratta perlopiù di sguardi pieni d’emozione, di abbracci rubati e guance che si sfiorano. Cinque anni fa, forse lo ricorderete, uscì Loving: A Photographic History of Men in Love, 1850s–1950s, un volume destinato a diventare un fenomeno internazionale. «Prima dell’arrivo di quel libro, tutto ciò che riuscivamo a vedere erano punti interrogativi e incertezza», ricordano oggi i curatori. C’è da dire che in un mondo paralizzato dal virus, sembrava improbabile che un’opera così intima potesse trovare spazio. Invece accadde l’esatto contrario e, alla vigilia della pubblicazione, la prima tiratura era già quasi esaurita: «Le persone si sono aggrappate a quel libro come a un salvagente che galleggia in mezzo all’oceano. Il primo volume è stato accolto come un respiro trattenuto troppo a lungo».







