Fra i 338 candidati totali era la favorita per la vittoria del Nobel per la Pace secondo gli analisti: la rete sudanese Emergency Response Rooms. L’organizzazione, nata dai comitati di resistenza della rivoluzione sudanese del 2019, è diventata «la spina dorsale della risposta umanitaria del Paese tra guerra, sfollamenti e collasso dello Stato», secondo il direttore esecutivo della fondazione, Ole von Uexkull. La rete opera in aree difficilmente raggiungibili dalle organizzazioni internazionali in un Paese che dal 2023 combatte una guerra civile che conta circa 8 milioni di sfollati. La rete sudanese il 1 ottobre 2025 ha vinto il Right Livelihood Award (il premio per “un’esistenza giusta”) spesso definito il “premio Nobel alternativo”.
Il secondo grande escluso è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che con il via libera di Israele e Hamas alla prima fase del piano di pace per Gaza puntava a portare a casa il riconoscimento. «Basiamo le nostre decisioni unicamente sul lavoro e la volontà di Alfred Nobel». Così il presidente del Comitato del Nobel per la Pace, Jorgen Watne Frydnes, ha risposto alla domanda di un giornalista sulle richieste avanzate da Trump negli ultimi mesi per ottenere il prestigioso riconoscimento. I betting analyst di Better e Betflag vedevano come favorita anche Yulia Navalnaya, vedova del dissidente russo Alexei Navalny morto il 16 febbraio 2024. Dal 2024 è presidente della Human Rights Foundation, un’organizzazione con sede negli Stati Uniti. Navalnaya utilizza questo ruolo per intensificare la lotta del suo defunto marito contro il presidente russo Vladimir Putin.












