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Il pm Pietro Paolo Mazza e lex procuratore Capo Mario Venditti
Pavia, 10 ottobre 2025 – Sembra solo la punta dell’iceberg. Con sviluppi che si preannunciano da mesi, ma che arrivano a piccoli tasselli, che di certo andranno a comporre un mosaico ben più complesso e articolato di quel che, a oggi, si può sapere.
È l’inchiesta sul “sistema Pavia”, che ipotizza come la Procura della città, durante e dopo le indagini svolte sul caso “Clean“, possa essere stata teatro di episodi poco puliti. Gli atti della nuova attività dei pm pavesi sono stati in parte trasmessi alla Procura di Brescia per la sua competenza sulle ipotesi di reato contestate ai magistrati del distretto di Milano, sotto cui ricade anche il Tribunale di Pavia. Proprio dalla Procura di Brescia, dalla pm Claudia Moregola, titolare del fascicolo col procuratore capo Francesco Prete, sono state disposte le perquisizioni che ieri hanno coinvolto il sostituto procuratore Pietro Paolo Mazza, la sua abitazione e il suo ufficio al 4° piano di Palazzo di giustizia a Milano.
Il pm è indagato in merito a ipotesi di corruzione (non in atti giudiziari) e peculato, relative agli anni in cui era in servizio alla Procura di Pavia, che ha lasciato nel giugno dello scorso anno (e dove era arrivato, dalla precedente sede di Sciacca, in Sicilia, nel maggio del 2009). È difeso dagli avvocati Massimo Dinoia e Fabrizio Federici: “Sono molto fiducioso che si risolverà tutto nel più breve tempo possibile”, si è limitato a dire Dinoia. Per tutto il giorno il Gico della Guardia di finanza bresciana ha effettuato perquisizioni e sequestri tra Milano e Pavia a caccia di documenti sulla sospetta “mala gestione” dei fondi che sarebbero stati spesi per cene, corse ai cavalli e auto di lusso e su rapporti non molto ‘ortodossì tra toghe e imprenditori. Al pm Mazza sono state sequestrate carte e il cellulare.




