Ha Inizio oggi a Roma, e andrà avanti fino alla mezzanotte di domenica, un appuntamento imperdibile per gli appassionati di birra artigianale. Presso il Salone delle Fontane dell’Eur si celebra Eurhop, il festival internazionale che raduna il meglio della produzione non industriale di casa nostra con diversi ospiti dagli altri grandi paesi a tradizione brassicola: Belgio, Inghilterra, Germania, Repubblica Ceca.
So già che nel corso della tre giorni berrò molto bene, anche perché per l’occasione i birrai portano sempre anteprime e nuove creazioni da presentare al pubblico. Ancora mi ricordo il primo Eurhop al quale partecipai quasi 10 anni fa, dopo essere ritornato a vivere in Italia dall’estero, e l’entusiasmo nel trovare tra le spine birre di grande personalità e qualità, capaci di competere e spesso superare i migliori produttori di quella Gran Bretagna che avevo appena lasciato e che aveva iniziato la sua “rivoluzione craft” diverso tempo prima rinverdendo l’eredità di bitter, IPA e porter con l’obiettivo di spazzare via la produzione massificata e industriale di lager anonime.
Dieci anni dopo, molte cose sono cambiate. Nel Regno Unito i marchi un tempo in prima fila nella battaglia del gusto contro le multinazionali sono finiti sul libro mastro dei giganti di malto e luppolo: Meantime, Camden Town, Beavertown, tutti passati nelle mani dei megagruppi. E Brewdog, che per tanto tempo e tanti fan è sempre stata associata a una visione modernissima, spumeggiante e profondamente contro il sistema (punk) di pensare e bere la birra, sta negli ultimi mesi subendo un preoccupante calo di vendite oltre alla chiusura di 10 locali compreso il pub nella scozzese Aberdeen, proprio lì dove l’attività del birrificio ha avuto inizio.






