A 26 anni c’è il rischio, per motivi e atteggiamenti diversi, che Rafa diventi un campione perso come Mario. Ma è in tempo per "salvarsi". Ecco perché

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In altri tempi, diversi da questi attuali e non solo per la presenza di Max Allegri, sui cancelli di Milanello sarebbe apparso lo striscione "giù le mani da Leao". E invece il dibattito sul grande talento inespresso del portoghese continua e si alimenta ogni giorno di qualche nuovo intervento con il rischio di farlo diventare un campione perso come fu per il calcio italiano Mario Balotelli. Per fortuna di Leao e anche dello stesso Milan, lo scenario attuale è diverso e punta su alcune spiegazioni pertinenti. Per esempio la sua condizione fisica: Rafa è reduce da un lungo periodo di inattività per via dell'insulto muscolare che lo colpì il 17 agosto a San Siro la sera del debutto stagionale in coppa Italia contro il Bari preceduto dal gol da centravanti che è finora l'unico sigillo in attivo (di testa a centro area su cross di Tomori). È inevitabile che le sue ultime prove, nei ritagli di Milan-Napoli con i rossoneri in 10 e Juve-Milan, siano state condizionate dal lungo periodo di sosta. Seconda tessera del puzzle: nessuno al Milan, tanto meno Allegri, lo considera responsabile del mancato successo contro la Juve che avrebbe consentito al club fi restare in cima alla classifica e di gettare nello sconforto assoluto il mondo Juve. È vero: ha sbavato due palloni sotto porta, il secondo è l'occasione più golosa avuta, con un tiro che somigliava più a una mozzarella ma l'errore decisivo nella sfida resta quello commesso dal dischetto di Pulisic. Non solo. Al pronti, via nella sfida di Torino, proprio Leao ha tentato un pallonetto da metà campo, con Di Gregorio clamorosamente fuori area, uscito qualche centimetro sopra la porta, che avrebbe mandato in tilt il web.