La guerra più lunga mai combattuta da Israele potrebbe finire a due anni esatti, o poco più, dal suo inizio. Il condizionale, però, è d’obbligo. L’accordo con cui è stata raggiunta lascia in sospeso ancora molti punti interrogativi.

Ieri mattina è stata firmata dalla delegazione israeliana e da quella di Hamas, accorse a Sharm el-Sheikh in Egitto, la fase uno del piano di pace annunciato la sera prima dal presidente americano Donald Trump. In serata la riunione del Gabinetto di sicurezza israeliano, il primo passaggio, è durata molto più del previsto. I ministri oltranzisti del Governo del premier Benjamin Netanyahu, Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, hanno preteso che nel piano di cessate il fuoco fosse previsto anche il pieno smantellamento di Hamas. Ben Gvir ha posto dei veti sul rilascio di alcuni prigionieri palestinesi ed ha minacciato di far cadere il Governo se le sue richieste cadranno nel vuoto. Alle 22, la successiva riunione dell’Esecutivo, a cui hanno partecipato i due inviati d Trump, Steve Witkoff,e il genero Jared Kushner, è fintia in tarda notte con l’approvazione ufficiale del piano. Da quel momento è scattato l’accordo di cessate il fuoco.

Non c’è ancora quel totale cessate il fuoco previsto dall’accordo. Nonostante la ratifica governativa sono stati segnalati raid aerei israeliani, anche su Khan Younis. Elicotteri da guerra sono stati impiegati a Gaza City.