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A fine settembre un parlamentare indipendente dell’opposizione ungherese, Ákos Hadházy, aveva organizzato una protesta un po’ diversa per criticare il primo ministro Viktor Orbán e il suo governo, accusati di corruzione. Centinaia di persone erano andate di fronte alla villa del padre di Orbán, che si chiama Hatvanpuszta e si trova a qualche decina di chilometri dalla capitale Budapest, e avevano partecipato a quello che Hadházy aveva definito un «safari» contro la corruzione.
Due cose da sapere. La prima è che le accuse di corruzione nello specifico riguardavano la villa, nel senso che i manifestanti accusano il padre di Orbán di averla trasformata in un edificio di lusso usando indebitamente fondi pubblici, quindi in maniera illegale, sfruttando la posizione del figlio e la vicinanza al governo. Ma più in generale è da tempo che le opposizioni accusano il governo ungherese di corruzione. La seconda è che Hadházy ha parlato di «safari» perché in un terreno vicino alla villa, appartenente a un ricco imprenditore molto vicino a Orbán, Lőrinc Mészáros, c’erano diversi animali esotici, tra cui anche diverse zebre.
Anche a causa di quell’episodio – ripreso tra gli altri dal giornale 444, uno dei pochissimi non controllati dal governo – la zebra è diventata un simbolo nella politica ungherese, usato per indicare le critiche a Orbán e le accuse di corruzione contro il suo governo.






