Centinaia di migliaia di case inghiottite nell'oscurità della notte, senza acqua né corrente: sono l'ultima drammatica conseguenza della guerra in Ucraina che alle porte dell'inverno, promette di mettere in ginocchio i civili per il terzo anno consecutivo.
Mentre la pace è lontana e i raid russi si intensificano, micidiali, sulle infrastrutture energetiche del Paese.
Fino a lasciare al buio anche la capitale Kiev, oltre alle regioni di Donetsk, Chernihiv, Cherkasy, Kharkiv, Sumy, Poltava, Odessa, Dnipro e Zaporizhzhia, vittime nella notte di una salva di oltre 450 droni e 30 missili che hanno ucciso un bambino di 7 anni e ferito almeno 33 persone.
"Non servono parole vuote, ma azioni decisive da Usa, Europa e G7 nell'attuazione di forniture di difesa aerea e sanzioni", è tornato a chiedere Volodymyr Zelensky, che punta agli asset russi congelati per finanziare la ricostruzione della sua rete energetica. In questa direzione va una telefonata con Christine Lagarde: "Esistono soluzioni", ha ammonito il presidente ucraino riferendo del colloquio con la presidente della Bce. Ma "deve esserci una volontà politica sufficiente in Europa, poiché la maggior parte di questi beni è concentrata lì". Quello tra giovedì e venerdì è stato uno dei più grandi attacchi russi alla rete elettrica ucraina: Maksym Timchenko, ceo della più grande azienda energetica privata del Paese, la Dtek, ha affermato che l'attacco ha costituito "una grave escalation nella campagna russa contro il sistema energetico" con "gravi danni alle centrali termoelettriche". Una fonte del citata da Afp ha spiegato che, a causa del tempo nuvoloso, molti droni russi sono "riusciti a bypassare le difese aeree", aiutando quella che Zelensky ha definito una operazione "cinica e calcolata".








