Sulla carta, parrebbe decisamente fuori moda. A parte papà Dante che di moda non passerà mai, e figuriamoci il Quinto dell’Inferno, ecco D’Annunzio e la sua incontinenza verbale, armonie tristaneggianti, decadentismi à gogo, primedonne fatali fra scene ispirate al Vittoriale (come nell’ultima produzione della Scala, dove c’erano perfino i cannoni della regia nave Puglia spiaggiata nel giardino del Vate) e costumi griffati Fortuny. Invece il Regio di Torino scommette coraggiosamente su una possibile lettura contemporanea della Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai, compositore che appartiene all’affollata categoria dei sottovalutati (e un po’ dimenticati); opera che, peraltro, proprio al Regio debuttò, nel 1914. E dunque, addirittura l’inaugurazione di stagione stasera, sul podio il nuovo direttore musicale della casa, Andrea Battistoni, e in scena Barno Ismatullaeva, molto amata dai torinesi dopo la Butterfly del ’23, il veterano Roberto Alagna come Paolo il Bello e George Gagnidze come Gianciotto lo sciancato (sì, è anatomicamente scorretto, ma nel libretto è così). Soprattutto, la nuova produzione è affidata al regista Andrea Bernard, bolzanino, 38 anni, giovane emergente o forse già emerso, in bacheca un premio Abbiati per un Don Carlo nei teatri lombardi che ridicolizzò quello contemporaneo della Scala. Dici Francesca da Rimini e ti immagini Magda Olivero attaccata alle tende…«Che ci sia tanto liberty e descrizioni minuziosissime e preziosismi verbali e insomma tutto quello che siamo abituati a vederci, è indubbio. Però l’opera merita, intanto per la musica, che ci porta in un mondo abbastanza lontano dall’Italia, europeo, molto novecentesco e naturalmente segnato da Wagner, specie il Tristano. E poi il libretto, dove Tito Ricordi condensò molto abilmente la tragedia di D’Annunzio. Sfrondato dalle sue lunghissime didascalie e descrizioni quasi maniacali, ci porta a una grande concretezza, a un’astrazione simbolica che si distacca molto dal decorativismo. Ci si trova la storia di una donna descritta così bene da Dante: una donna in cerca di rivalsa».