Un'unica opera (di Andrea Bernard), due finali opposti. Applausi al "Tancredi" di Rossini a Martin Franca. Il Festival della Valle d'Itria propone il capolavoro con la doppia conclusione prevista dall'autore, tragica e lieta. Sul tema della rassegna, "Guerre e pace", una messinscena di forte attualità, ambientata in un parco-giochi bombardato, tra missili e guerriglieri.
Che fa l’eroe? Scende in campo in difesa dell’amata e contro il Saraceno, combatte, vince ma, ferito mortalmente, si spegne accanto a lei. No, contrordine, happy end. L’eroe scende in campo (sempre per lo stesso motivo), sconfigge il Saraceno e vive felice e contento con l’amata.
Curiosa e avvincente la scelta del Festival della Valle d’Itria che quest’anno, nei bianchi incanti di Martina Franca, porta in scena, tra vivi applausi, “Tancredi” di Gioachino Rossini, regia di Andrea Bernard, Sesto Quatrini sul podio, con entrambe le sue versioni principali: prima il finale tragico (composto per Ferrara nel marzo 1813), poi il finale lieto (quello originale, scritto per il debutto, alla Fenice di Venezia, nel febbraio 1813). Un garbato escamotage registico connette le due versioni, Tancredi fatto come risorgere dall’innocenza redentrice di un misterioso fanciullo (il bravo figurante Carlo Buonfrate).






