È la terza telefonata in 327 giorni di detenzione. Alberto Trentini, l’operatore umanitario 46enne, trattenuto senza accuse nel carcere venezuelano de El Rodeo I, nello stato Miranda, ha nuovamente chiamato casa, raccomandando ai genitori di “prendersi cura” l’uno dell’altro e assicurando di “essere forte”. È una chiamata diversa delle altre, non solo per la scioltezza delle parole, più serene e rassicuranti, ma anche per il contesto di riapertura del dialogo in cui la terza telefonata avviene.
A riferirlo sono la famiglia Trentini e l’avvocata Alessandra Ballerini, in una nota diffusa anche a Ilfattoquotidiano.it, sottolineando che la chiamata “apre spiragli di speranza”, perché inserita in una catena di eventi che vanno dalla visita dell’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, alla prigione de El Rodeo I per incontrare Trentini e il connazionale Mario Burlò, la recente chiamata della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla madre del cooperante, Armanda Colusso, e il ripristino del Corao Faria, che ha ringraziato le autorità italiane per l’invito e salutato positivamente l’auspicio di pace e di dialogo del ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando il primato della “cooperazione al di sopra di ogni forma di coercizione”.
