di
Fabrizio Peronaci
La testimonianza della compagna di classe rilancia la pista internazionale: «Forse erano mediorientali». Un'amica di Emanuela subì pedinamenti analoghi: ecco il verbale
«Io e Mirella prendevamo l'autobus per andare a scuola insieme e mi sono accorta che eravamo seguite da una macchina scura. A bordo c'erano due uomini. Sembravano mediorientali... Questo accadeva circa un anno prima della scomparsa...» Lo ha affermato Simona De Santo, per un periodo compagna di classe di Mirella Gregori all'istituto professionale padre Reginaldo Giuliani, in via IV Novembre, a Roma, ascoltata in audizione dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e della stessa Mirella, sparita il 7 maggio 1983.
Il precedente-fotocopia di Raffaella GugelÈ una rivelazione rilevante e inaspettata, che arriva all'indomani delle indiscrezioni sulla A112 bianca, immatricolata nel 1975, parcheggiata sotto casa del superteste Marco Accetti, al Nomentano, auto forse usata nei sequestri (qui il servizio esclusivo del Corriere). Due novità in poche ore, insomma. La deposizione di Simona De Santo, oggi 58enne, rilasciata a Palazzo San Macuto senza fare ricorso alla secretazione della seduta, sembra rilanciare, oltre alla pista di un rapimento premeditato (con dinamiche diverse da un ratto a scopo sessuale), la connessione con il caso di Emanuela Orlandi, che scomparve un mese e mezzo dopo, il 22 giugno 1983. Raffaella Gugel, cittadina vaticana amica di Emanuela, dichiarò infatti a verbale di essere stata pedinata e seguita sul bus verso scuola, tre volte «di fila» a settimana, «da un giovane con fattezze mediorientali» (vedi il verbale qui sotto).








