Siamo a Yale, appena prima del Me Too. Il crogiuolo americano per la formazione della classe dirigente del domani. Due docenti si contendono la titolarità di una cattedra di filosofia, ma ad uno, Andrew Garfield, toccherà subire l’accusa di molestie, mentre l’altra, Julia Roberts, sarà costretta a rigestire un suo vecchio scheletro nell’armadio. In mezzo Ayo Edebiri, loro brillante studentessa molestata e in scontro frontale con la professoressa che l’aveva anche accolta nei suoi salotti intellettuali.

Con After the Hunt il cinema di Luca Guadagnino si fa sempre più americano. Tanto che questa sceneggiatura cerebrale e tagliente di Nora Garrett, anche dalla titolazione iniziale farebbe pensare a uno spietato dramma di Woody Allen. Si parla di contesa del potere tra due generazioni di donne, di ipocrisie dell’alta borghesia americana, di possesso, doppiezza morale dell’intellighenzia a stelle e strisce e di competizione, ma soprattutto di caccia. Dove la pratica violenta si posa nella comodità rassicurante di invidiabili appartamenti, l’arma comune consiste nell’arte della conversazione e i ruoli di cacciatore e preda sono orizzontali e fluidi nello scambio. Si percepisce una violenza scaltra, sottile e onnipresente dove abbondano il controllo delle reazioni e il soppesare continuo e reciproco delle menti in conflitto.