Quando echi di Woody Allen incontrano il #MeToo. È curioso come ad ogni suo film, Luca Guadagnino voglia omaggiare i grandi cineasti di suo gradimento e riferimento (Argento, Ford, Kubrick) sofisticandoli con raffinata audacia. “After The Hunt“, presentato Fuori Concorso a Venezia 2025, è un intricato e affascinante dramma/thriller che esplora con naturale eleganza le atmosfere alto borghesi delle aule dell’elitario campus di Yale, le provocazioni concettuali di un pool di insegnanti di filosofia e la complessa ricerca di una verità impossibile dopo una presunta violenza sessuale tra un professore bianco e una studentessa nera.

E Guadagnino qui sembra evocare atmosfere da tardo e maturo Woody Allen: dal riconoscibile font dei titoli di testa agli scarti di veloci carrellate in avanti alla Mariti e mogli; da quel Frederick interpretato da Michael Stuhlbarg variante prossima del Frederick di Max von Sydow in Hannah e le sue sorelle a quella costa est gelida e chiusa che contrasta con l’artificiale (infuocata) solarità californiana. Alma (Julia Roberts) e Hank (Andrew Garfield) sono due assistenti professori di filosofia a Yale.

I due fanno gli amiconi ma tra loro c’è sentimentalmente qualcosa di più che una bonaria concorrenza professionale fatta di simpatiche bevute. Maggie è sposata con l’eccentrico psicologo Friedrick (Stuhlbarg) e proprio dopo una serata a casa loro, all’insegna di alcol e interrogativi provocatori sparsi tra studenti alticci, Hank riaccompagna a casa Maggie (Ayo Edebiri), la cocca altolocata di Alma. Il giorno dopo Maggie piangente è sul pianerottolo di casa di Alma per confessare la violenza sessuale subita da Hank.