Da oltre trentadue ore le famiglie degli italiani imbarcati sulla Conscience e sulle vele della ThousandMadleens non hanno notizie dei loro cari. I funzionari dell’ambasciata italiana, è stato riferito ai familiari, non sono riusciti a incontrarli ieri in porto. Qualche ora fa dovrebbero essere iniziate le visite consolari al supercarcere di Ketziot, la struttura di alta sicurezza nel deserto del Negev dove erano stati portati anche gli equipaggi della Global Sumud, “ma ancora non abbiamo ricevuto alcun tipo di aggiornamento”, dice Azzurra Corradini, sorella di Riccardo, uno dei dottori a bordo della Conscience.
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“Stiamo parlando di concittadini medici, infermieri, pedagogisti, giornalisti che stavano partecipando a questa missione senza alcun obiettivo politico, né mediatico. La comunità internazionale – sottolinea – ha il dovere morale e giuridico di reagire. Ogni silenzio, ogni neutralità è complicità con il crimine. Quelle navi non portavano armi ma coscienza, solidarietà e umanità”. Sul piede di guerra anche la Freedom Flotilla. “Ci saremmo aspettati che le nostre rappresentanze diplomatiche fossero in grado non solo di tutelare l’incolumità dei nostri cittadini a bordo, ma anche di fornire notizie. E invece – sottolinea il coordinatore Zaher Darwish - non ci è stato comunicato nulla”.








