Busta paga più ricca? Forse. Il governo è al lavoro per arricchire la tredicesima. O meglio, detassarla. Tre le misure che potrebbero trovare spazio nella nuova manovra economica c'è infatti anche l'intervento per ridurre la tassazione sulle tredicisime mensilità. Tra le opzioni al vaglio figurano sia una totale esenzione dall’Irpef, sia l’applicazione di un'imposta sostitutiva agevolata, modellata sull’aliquota ridotta del 10% già prevista per i premi di produttività.
La mensilità aggiuntiva, solitamente erogata a fine anno e che spetta ai dipendenti con contratto a tempo indeterminato, è simile a quello della busta paga. Ecco allora che viene tassato come un normale stipendio e non beneficia delle detrazioni per lavoro dipendente, poiché tali agevolazioni vengono già distribuite nel corso dell’anno, in misura pari a un dodicesimo al mese.
Il suo importo viene dunque determinato dividendo la retribuzione lorda annuale in tredici quote: 12 corrispondono agli stipendi mensili e la tredicesima rappresenta appunto la gratifica di fine anno. Di fatto, la tredicesima è più tassata rispetto alle altre mensilità, a cominciare dall’Irpef, che nel 2025 è divisa in tre scaglioni, il 23%, il 35% e il 43%. A queste aliquote si sommano i contributi previdenziali a carico del dipendente, che ammontano mediamente al 9,19% della retribuzione lorda.






