Non si è arrivati alla radiazione, come chiedeva la procura federale, ma per Giacomo Tortu, fratello maggiore del velocista azzurro, il procedimento sportivo davanti al tribunale Fidal per spionaggio illegale ai danni di Marcell Jacobs si è concluso con la squalifica e l'inibizione per la durata di tre anni.
Tortu si è preso la totale responsabilità, sostenendo che il fratello non era a conoscenza, fatto confermato dalle indagini condotte dalla giustizia sportiva e dalle dichiarazioni dei due atleti su una vicenda che ha rischiato di incrinare il rapporto tra i due campioni olimpici di staffetta e agitato non poco il mondo dell'atletica azzurra.
Secondo il tribunale federale, l'azione posta in essere dal Giacomo Tortu era volta "a dimostrare che le prestazioni di Jacobs sarebbero state alterate da uso di sostanze dopanti", ma questa era "una sua mera illazione, che non ha trovato il minimo supporto nelle analisi informatiche condotte".
L'inchiesta della Procura della Fidal era stata avviata in seguito a notizie sull'apertura di un procedimento penale a Milano che coinvolgeva Giacomo, il quale, a pagamento, avrebbe indebitamente richiesto alla società privata Equalize e poi ottenuto l'accesso alle conversazioni chat private dell'utenza telefonica di Jacobs. Nel corso delle indagini sportive, erano stati ascoltati sia Jacobs, sia Filippo Tortu. Il primo, disse di avere col collega "rapporti cordiali e senza contrasti" e di credere alla sua innocenza rispetto alla vicenda. Tortu riferì di "aver appreso dai giornali del coinvolgimento del fratello nel caso Equalize, di avere con un ottimo rapporto con Jacobs e nessun dubbio su di lui in merito al doping".









