All’età di 93 anni si è spento Michele Morello, il magistrato che, come giudice a latere della Corte di Appello di Napoli, svolse un ruolo determinante nel processo che si concluse nell’assoluzione con formula piena di Enzo Tortora, il popolarissimo giornalista e presentatore televisivo ingiustamente arrestato nel 1983 per presunte collusioni con la camorra rivelatesi poi inesistenti.

Nel corso della sua lunga carriera, Morello non fu solo un gentleman della toga, stimato e rispettato allo stesso modo da colleghi e avvocati, ma soprattutto un magistrato determinato determinato e coraggioso.

Nel 1992, all’alba di Tangentopoli, fu la piccola procura circondariale di via Foria, che Morello dirigeva come reggente, ad avviare le indagini sul voto di scambio che diedero il via al filone napoletano di Mani Pulite e Morello fu in prima linea nella difesa dei colleghi finiti al centro di aspri attacchi politici.

Nel 2002, quando ricopriva l’incarico di procuratore generale a Campobasso, fu tra i primi ad accorrere per un sopralluogo tra le macerie del devastante terremoto che aveva colpito il Molise. Un gesto che non passò inosservato, un modo per rimarcare l’impegno e la presenza delle istituzioni in un momento di dolore e distruzione.