"L'informazione libera è un pilastro che sorregge la costruzione delle nostre società e, per questo, siamo chiamati a difenderla e garantirla". Lo ha detto il Papa a Minds, associazione delle principali agenzie di stampa nel mondo tra le quali l'ANSA.

I giornalisti delle agenzie di stampa sono "chiamati ad essere i primi sul campo", "il vostro servizio è prezioso e deve essere un antidoto al proliferare dell'informazione 'spazzatura'". "Con il vostro lavoro, paziente e rigoroso, voi potete essere un argine a chi, attraverso l'arte antica della menzogna, punta a creare contrapposizioni per comandare dividendo; un baluardo di civiltà rispetto alle sabbie mobili dell'approssimazione e della post-verità", ha sottolineato Leone.

Fare giornalismo "non è un crimine" e bisogna ringraziare chi sta sul campo per informare anche a costo della vita, ha detto il Papa nell'udienza a Minds. "Ogni giorno ci sono reporter che rischiano personalmente perché la gente possa sapere come stanno le cose. E in un tempo come il nostro, di conflitti violenti e diffusi, quelli che cadono sul campo - ha detto Papa Leone - sono molti: vittime della guerra e dell'ideologia della guerra, che vorrebbe impedire ai giornalisti di esserci. Non dobbiamo dimenticarli! Se oggi sappiamo che cosa è successo a Gaza, in Ucraina e in ogni altra terra insanguinata dalle bombe, lo dobbiamo in buona parte a loro". Il Papa sottolinea che "queste testimonianze estreme sono l'apice del tributo di quotidiana fatica di tantissimi che lavorano perché l'informazione non sia inquinata da altri fini, contrari alla verità e alla dignità della persona". Il Papa rinnova dunque l'appello a liberare i giornalisti "ingiustamente perseguitati e imprigionati per aver cercato di raccontare. Ribadisco oggi questa richiesta. Fare il giornalista non può mai essere considerato un crimine, ma un diritto da proteggere".