Economia DigitaleAl DevDay 2025 svelato l’ecosistema di app integrate con AgentKit e modelli avanzati che completano l’offerta per le impresedi Marco Trabucchi9 ottobre 2025ChatGPT sta diventando un sistema operativo. O almeno ci prova. Al DevDay 2025, la conferenza annuale per sviluppatori, OpenAI ha svelato una strategia ambiziosa: trasformare il chatbot più utilizzato al mondo in una piattaforma capace di ospitare applicazioni di terze parti, direttamente integrate nelle conversazioni. Si tratta in pratica di App terze funzionanti in ChatGPT: una nuova categoria di strumenti interattivi che vivono dentro l’interfaccia conversazionale.Spotify, Figma, Canva, Coursera, Expedia e Zillow sono tra i primi partner. In futuro arriveranno anche Uber, Instacart e DoorDash. L’amministratore delegato Sam Altman ha dichiarato che la novità permetterà la nascita di “una nuova generazione di app adattive, interattive e personalizzate con cui poter chattare”.Alexi Christakis, ingegnere del software di OpenAI, durante la dimostrazione ha lanciato una chat rivolta a Canva, chiedendo all’app di disegnare prima alcuni poster per pubblicizzare un dogsitter e poi una presentazione finalizzata a raccogliere fondi per l’attività. La demo presentata con Zillow è emblematica: un utente può chiedere appartamenti in una certa fascia di prezzo e ricevere una mappa interattiva esplorabile direttamente nella chat. Con Spotify, si possono creare playlist su richiesta. Con Figma, avviare progetti di design senza cambiare finestra.Un SDK aperto, ma l’Europa aspettaPer gli sviluppatori OpenAI ha rilasciato l’Apps SDK, un kit di sviluppo software basato sul Model Context Protocol (MCP), uno standard aperto introdotto originariamente da Anthropic. L’SDK permette di definire logica, interfaccia e backend in un unico flusso, così da creare esperienze coerenti e pienamente integrate nella chat.Ma c’è un dettaglio: le app non sono disponibili in Europa. OpenAI specifica infatti che sono ora disponibili per tutti gli utenti ChatGPT registrati al di fuori dell’UE con piani Free, Go, Plus e Pro. Una mossa che probabilmente riflette le incertezze legate al Digital Markets Act e alle normative europee sulla privacy.