Il fermo deciso per la nave Mediterranea al termine della prima missione è illegittimo e deve essere annullato perché la decisione di disobbedire all’ordine di andare a Genova è stata presa “esclusivamente per motivi solidaristici” e per “tutelare la vita delle persone”. Così ha deciso il Tribunale di Trapani, liberando la nave che adesso già si prepara per tornare in missione.
Si tratta di un provvedimento d’urgenza, che nel merito verrà discusso a dicembre, ma nelle otto pagine di sentenza già si mettono alcuni punti fermi. Primo: la decisione di entrare a Trapani non è stata assunta – sottolinea il giudice, accogliendo le argomentazioni delle legali dell’organizzazione, Laura Cecchini e Lucia Gennari – “per finalità egoistiche e/o di profitto, bensì per la tutela delle persone tratte in salvo”.
Non a caso, si ricorda, più volte da bordo hanno chiesto l’assegnazione di un altro approdo, per evitare di mettere a rischio la già fragile condizione dei naufraghi, fra i quali c’erano anche tre ragazzini dai 14 ai 16 anni, reduci da un trauma importante. Insieme ad altri sette sono stati lanciati in acqua nel mezzo della notte dai trafficanti, che un approfondimento di Mediterranea, sulla base di foto e video registrati anche da Repubblica all’epoca a bordo, indica come parte di una milizia istituzionale. La stessa che qualche giorno prima aveva minacciato in pieno giorno l’equipaggio.






