Antonella Bundu, 55 anni, fiorentina, è la candidata di Toscana Rossa, la lista che mette insieme Rifondazione comunista, Potere al popolo e Possibile. Punta a riportare in Consiglio regionale la sinistra radicale, rimasta esclusa dopo le elezioni del 2020.

Impiegata in uno studio di architettura, attivista per i diritti civili, impegno iniziato alla fine degli anni ’80 con Oxfam, quando viveva a Liverpool, l’ingresso in politica di Bundu è invece più recente. La prima esperienza risale al 2019 candidata sindaco a Firenze in una coalizione che comprendeva Sinistra italiana, Potere al popolo e Firenze città aperta. Eletta a Palazzo Vecchio, è stata capogruppo per cinque anni; nel 2024 ha passato il testimone come candidata sindaco per Sinistra progetto Comune, correndo per consigliera comunale, rimanendo però esclusa.

Madre fiorentina e padre della Sierra Leone, nel corso di questa campagna elettorale Bundu è stata più volte oggetto di insulti razzisti sui social. Pace, ambiente, lavoro e sanità i quattro pilastri programmatici per la candidata di Toscana Rossa, che rivendica la propria “coerenza” e “non ambiguità”, avendo mantenuto le stesse posizioni su temi “divisivi” nelle altre coalizioni: dal no all’ampliamento dell’aeroporto fiorentino di Peretola alla contrarietà al comando Nato a Rovezzano, passando per il sì alla ripubblicizzazione dell’acqua e al salario minimo. “Pensiamo di essere l’unica alternativa. Noi siamo sempre stati in piazza, siamo sempre stati a fianco delle vertenze. Noi continuiamo a fare quello che abbiamo fatto in questi anni sul territorio”, le parole di Bundu. Superato lo scoglio delle 10mila firme da raccogliere per la presentazione della lista, tra gli obiettivi di Toscana Rossa c’è la modifica della legge elettorale regionale, perché lo sbarramento al 5% non garantirebbe la reale rappresentanza della volontà popolare.