Citroën DS. Settant'anni, e non una ruga. O meglio, le rughe ce le ha, ma sono quelle eleganti, da diva del cinema francese, tipo Jeanne Moreau in un film di Truffaut. Il debutto Svelata a Parigi nel 1955, quando il mondo usciva ancora dalle macerie della guerra e sognava un futuro di plastica e motori, la DS fu subito uno choc. "Guardateci", sembrava dire la Francia post-bellica, "noi non facciamo macchine, facciamo sogni". E il mondo, obbediente, non fu più lo stesso. Immaginate la scena: Salone dell'Auto di Parigi, ottobre 1955. La folla si accalca, e improvvisamente appare lei, la DS 19, frutto dell'estro di tre geni che sembrano usciti da un romanzo di Jules Verne.

LE IMMAGINI - I 70 anni della DS vista dalle brochure d'epoca

I tre geni che la pensarono André Lefèbvre, l'ingegnere visionario; Paul Magès, il mago dell'idraulica; Flaminio Bertoni, lo scultore italiano che le diede forma. Insieme, resero il "double chevron" – il logo Citroën – un simbolo di avanguardia. Non una macchina qualunque, ma un'astronave su quattro ruote, con sospensioni idropneumatiche che facevano fluttuare l'auto sulle strade dissestate come un tappeto volante, e freni a disco anteriori con assistenza idraulica, roba che oggi diamo per scontata ma allora era fantascienza. Ottantamila ordini in pochi giorni (per forza, come resistere?): un plebiscito automobilistico, come se la gente avesse improvvisamente capito che la vita non era solo pedalare, ma planare.