Tutto cominciò così: un capitolato scritto a mano da Pierre-Jules Boulanger nel 1936. Una frase che sembra uscita da un romanzo di Zola, più che da un ufficio tecnico: «Fate studiare una vettura che possa trasportare due contadini con il cappello in testa e gli zoccoli, cinquanta chili di patate o un barilotto di vino, a una velocità massima di sessanta chilometri orari con un consumo di tre litri per cento chilometri». Un’incredibile storia È la Francia contadina che chiede voce, che vuole muoversi, che sogna un’auto capace di sostituire il carro a cavalli senza tradirne l’anima. È l’inizio della storia della 2CV, l’auto che divenne ben presto un’idea di libertà. Immaginate la scena: Boulanger, direttore della Citroën, che commissiona la prima indagine di mercato della storia dell’automobile. Domanda secca: «Possiedi già un’auto?». E la risposta, altrettanto secca, soprattutto dalle campagne: «No». Ma non era solo un no. Era un desiderio, una necessità. I contadini francesi, con le mani callose e il cappello di paglia ben calcato in testa, non chiedevano lussi. Chiedevano un mezzo economico, robusto, capace di affrontare i sentieri dissestati di Bretagna o Provenza, di portare patate, vino, uova, senza romperne nemmeno una.
Citroen 2CV, il sogno dei contadini col cappello
Compie 77 anni una delle automobili più straordinarie di sempre. Sua maestà deux chevaux









