Non è solo una questione di Nord e Sud, di città e province. Le disuguaglianze nell’accesso alle cure per chi convive con malattie psichiatriche o neurologiche attraversano tutto il Paese. Spesso invisibili, ma profondamente radicate. In Italia oltre 3,5 milioni di persone soffrono di disturbi psichiatrici e 2,5 milioni di patologie neurologiche: numeri che raccontano un problema strutturale, aggravato da barriere economiche, culturali e sociali. Proprio a queste fratture è stato dedicato l’evento Brain Health Inequalities – Idee e strategie per non lasciare indietro nessuno, organizzato da Lundbeck Italia e Triennale Milano nell’ambito della 24ª Esposizione Internazionale Inequalities.

La ricetta non misura l’equità, la nasconde

Secondo Francesco Longo, Professore Associato di Public and Health Care Management all’Università Bocconi, la vera questione non è legata alle liste d’attesa: “Oggi le liste riguardano meno della metà delle ricette prescritte, eppure vengono utilizzate come indicatore principale. La verità è che la ricetta non misura l’equità, anzi la nasconde”. Longo mette in guardia dal rischio di sottovalutare la cronicità: “Chi accetta la propria condizione si cura e aderisce alle terapie, chi la rifiuta tende a sottrarsi a controlli ed esami. Se vogliamo davvero ridurre le disuguaglianze dobbiamo cambiare linguaggio e prospettiva: la sfida centrale è sostenere l’aderenza terapeutica e accompagnare le persone in un percorso di cura che duri tutta la vita”.