Le donne rappresentano appena il 32% dei posti di lavoro a tempo pieno nel settore delle energie rinnovabili, una quota identica a quella registrata sei anni fa. È il dato che emerge dal nuovo rapporto dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), intitolato “Renewable Energy: A Gender Perspective”, che fotografa la persistente assenza di progressi nella parità di genere lungo tutta la catena del valore della transizione energetica.
Secondo l’Agenzia, la quota femminile è superiore rispetto all’industria fossile, ma resta “bloccata”, a conferma che il settore non ha saputo trasformare la propria vocazione green in un reale motore di inclusione. Il rischio, avverte Irena, è che senza un’equa partecipazione di genere la transizione energetica non sarà né giusta né sostenibile, con conseguenze anche in termini di carenza di competenze e di diversità di prospettive. Le disuguaglianze sono particolarmente forti ai vertici aziendali, dove le donne occupano appena il 19% dei ruoli di leadership. Nelle funzioni amministrative la loro quota sale al 45%, ma precipita nei ruoli tecnici e scientifici (28% nelle discipline Stem) e raggiunge il minimo nei mestieri manuali — installatori, elettricisti, operatori di impianti — con solo il 22%.






