La Banca d'Italia solleva critiche sul Documento programmatico di finanza pubblica 2025. In audizione parlamentare l'8 ottobre, il capo del Dipartimento Economia e Statistica, Andrea Brandolini, pur apprezzando l'impostazione prudente, ha segnalato lacune informative e rischi nella strategia di bilancio. Il punto più critico riguarda i dettagli ancora poco chiari della manovra. Il Dpfp «non include informazioni sufficienti per avanzare valutazioni sulle singole misure», ha segnalato Brandolini, aggiungendo che «in ogni caso, gli interventi di copertura dovranno essere certi». Via Nazionale raccomanda inoltre di «limitare gli incrementi di spesa o le riduzioni di entrate di natura temporanea: hanno effetti solo transitori sulla domanda, aumentano il livello del debito e risultano spesso difficili da rimuovere».
La spesa pubblica Particolare preoccupazione desta il percorso di riduzione della spesa pubblica. Il miglioramento dell'avanzo primario previsto nel triennio 2026-28 «è dovuto al forte calo dell'incidenza sul Pil delle spese primarie sia correnti (-0,9 punti percentuali) sia in conto capitale (-0,7 punti)». Sul fronte del pubblico impiego, i numeri sono eloquenti: «i redditi da lavoro dei dipendenti pubblici contribuirebbero alla riduzione dell'incidenza della spesa primaria corrente per 0,3 punti; in rapporto al Pil scenderebbero all'8,7% nel 2028, uno dei valori più bassi dell'ultimo quarto di secolo». In termini concreti, «la spesa per i redditi da lavoro dipendente crescerebbe in media dell'1,5% all'anno a fronte di un aumento del deflatore dei consumi privati pari all'1,8%», configurando una perdita di potere d'acquisto. Il Documento prefigura inoltre «per il prossimo triennio un aumento della spesa primaria corrente in termini reali sostanzialmente nullo, un andamento raramente osservato in passato». Gli impegni precedenti e le spese per la Difesa Bankitalia ha evidenziato anche un problema di coerenza con le richieste parlamentari. «Lo scorso settembre le Commissioni competenti hanno approvato risoluzioni che impegnano il Governo a includere nel Dpfp l'articolazione delle misure di prossima adozione e dei relativi effetti finanziari». Tuttavia, «il Dpfp in esame si limita a fare riferimento, tra le misure espansive, alla riduzione del carico fiscale, al rifinanziamento del fondo sanitario nazionale, agli incentivi agli investimenti privati; non si fa menzione di specifici interventi a copertura». Un'altra criticità riguarda le spese per la difesa. Il quadro programmatico «sembra non includere, se non in parte, maggiori oneri per la capacità di difesa», nonostante il Dpfp consideri «realistico un graduale aumento della spesa nel prossimo triennio, fino a 0,5 punti di Pil in più nel 2028»per rispettare gli impegni Nato.












