di
Luca Bergamin
In tutto 510 chilometri per un cammino che l’Italia condivide con Germania e Svizzera. Molti i luoghi di interesse anche culturale, come la Badia di San Gemolo in Ganna e la Torre Campanaria a Schianno (Va)
Si chiama Via Francisca del Lucomagno e l’Italia la condivide con la Germania e la Svizzera, poiché prende avvio proprio a Costanza. Penetra nel nostro Paese attraverso il Passo del Lucomagno, dalla quale prende il nome, dopo 375 chilometri in suolo straniero. Pertanto, si può cominciare a percorrerla piuttosto agevolmente dalla località di Lavena Ponte Tresa: serviranno 138,6 chilometri di cammino per arrivare alla meta finale di Pavia avanzando tra boschi, strade ciclabili, sentieri che sono praticabili anche nei mesi autunnali e invernali. Poi, una volta arrivati nella città lombarda, si potrà scegliere di fermarsi o immettersi anche sul tracciato più noto e frequentato della Via Francigena alla volta del caput mundi. Il richiamo della storia è fortissimo lungo tutto questo tragitto, già battuto in epoca romana-longobarda quando esisteva già questa strada per una lunghezza complessiva di 510 chilometri.
Il Parco dell'ArgenteraI luoghi interessanti sul piano culturale e paesaggistico sono davvero notevoli a cominciare da Lavena Ponte Tresa che è conosciuta per il ponte sulla dogana in cui osservare le evoluzioni in cielo compiute da folaghe, svassi, cigni e cormorani con il Lago di Lugano o Ceresio grande protagonista. Il Parco dell’Argentera, invece, rende amena la vita degli abitanti di Cadegliano-Viconago, un borgo dalla vasta ricchezza mineraria, conosciuta già ed estratta dagli antichi romani: in passato erano addirittura 18 i mulini attivi in questa zona, mentre adesso in bicicletta si può percorrere la ciclabile Ghirla-Ponte Tresa, che unisce Marchirolo a Lavena Ponte Tresa, seguendo il tracciato dell’antica ferrovia dismessa. Assai caratteristico si preannuncia anche il Maglio di Ghirla che risale al XVIII secolo, quando Mastro Ludovico Parietti lo costruì per la forgiatura del ferro e che è poi rimasto in funzione sino al 1991. Si passerà anche accanto alla Badia di San Gemolo in Ganna che sorge in una posizione strategica lungo la via Regina del Ceneri, nel Medioevo rifugio sicuro per i pellegrini lungo la via del Ticino: rappresenta il luogo di culto dedicato alla memoria del martire San Gemolo, ivi sepolto. Colpisce l’immaginazione anche la Torre Campanaria della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Schianno, già presente in epoca romana nell’ambito del vasto sistema di avvistamento nella zona del Seprio. Indimenticabile sarà anche una visita al Monastero di Torba in quel di Gornate Olona, nei pressi del parco archeologico di Castelseprio, un gioiello in cui restare in raccoglimento nei boschi del Varesotto.






