Denunce a Roma di attivisti e del governatore Emiliano. E i "giuristi per la Palestina" puntano a Palazzo Chigi

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Piovono esposti in procura a Roma. Arrivano dagli attivisti italiani che navigavano con la Flotilla e da altre organizzazioni Pro-Pal, e prendono di mira il comportamento di Israele prima e dopo lo stop alla missione della Gsf. Tra i reati ipotizzati, quelli di abbordaggio, sequestro di persona, detenzione arbitraria e maltrattamenti, ma anche tortura, danneggiamento, persino furto.Anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha fatto sapere di aver denuncia il governo israeliano per "reati gravissimi che ledono valori e principi fondamentali dello Statuto della Regione che è persona offesa e danneggiata" da quelle che chiama "azioni criminali".Ma non c'è solo l'Idf nel mirino. Non c'è solo l'inchiesta, al momento contro ignoti, assegnata dal procuratore Francesco Lo Voi ai colleghi del pool antiterrorismo per acclarare se e quali reati Israele abbia commesso entrando in azione in acque internazionali. Alcuni degli esposti punterebbero al governo italiano. In particolare lo farebbero le denunce presentate dall'avvocato torinese Gianluca Vitale, fresco fondatore del "Gap", acronimo di Giuristi e avvocati per la Palestina, che già da giorni aveva annunciato di voler prendere di mira Palazzo Chigi nelle persone della premier Meloni e dei ministri Crosetto e Tajani con esposti da presentare alla Corte penale internazionale e, appunto, alla procura di Roma.Contestando all'esecutivo di aver mancato al proprio obbligo di proteggere i propri cittadini. Nonostante l'invio di una nave militare, e nonostante il lavoro diplomatico con Israele per assicurare che gli attivisti italiani non fossero vittime di violenza da parte dell'Idf. Anzi, proprio quanto alla presenza della fregata Alpino viene contestato che la scorta discreta garantita dalla nave italiana alla Flotilla sia venuta meno quando mancavano ancora 150 miglia dalla costa palestinese, ossia ancora in acque internazionali.Anche il dem Arturo Scotto, oltre a denunciare Israele per il furto del suo smartphone seguito all'abbordaggio dei militari, ha sostenuto che alcuni droni che avevano sorvolato la Flotilla nei giorni scorsi e che si erano limitati a "spiare" - fossero decollati da Sigonella, in Sicilia. Domandandosi poi da dove potessero essere decollati i droni che invece avevano attaccato alcune barche della spedizione in Tunisia. Scotto si è anche detto stupito che il governo non abbia "chiesto spiegazioni" per un attacco avvenuto più vicino alla Sicilia che a Gaza. Ma nelle stesse ore l'intelligence americana ha sostenuto che i droni di quell'attacco incendiario, fortunatamente senza feriti, erano decollati da un sottomarino dell'Idf. Dunque, se l'ipotesi fosse confermata, non dall'Italia né da un altro paese Ue come invece "temuto" dall'esponente Pd.