C’è un legame tra obesità e malattia di Alzheimer? Diversi studi epidemiologici in passato hanno portato ad affermare come in effetti l’obesità sia un importante fattore di rischio modificabile per la demenza. I meccanismi ipotizzati sono molteplici, e tuttavia finora non era stata trovata una chiara spiegazione molecolare. Oggi, però, una ricerca firmata da un team dalla Houston Methodist University, e pubblicata sulle pagine della rivista Alzheimer's & Dementia: The Journal of the Alzheimer's Association, ha rivelato che minuscoli “messaggeri” molecolari rilasciati dal tessuto adiposo possono influenzare, in modo diverso tra individui magri e obesi, l’accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello - segno distintivo della malattia di Alzheimer.
Messaggeri molecolari
Bisogna sapere che le cellule del tessuto adiposo, cioè del grasso, rilasciano normalmente nel circolo sanguigno delle vescicole contenenti sia molecole di Dna e Rna sia diversi tipi di molecole lipidiche. Le vescicole extracellulari derivate da tessuto adiposo funzionano da messaggeri intercellulari: veicolano quindi dei messaggi anche in altri distretti corporei, allo scopo di, per esempio, rimodellare il tessuto adiposo stesso mantenendo l’equilibrio metabolico. Possono, però, avere un ruolo anche nello sviluppo di condizioni patologiche come l’insulino-resistenza o il diabete mellito.







