di
Paolo Mereghetti
«Tre ciotole», dall'ultimo romanzo di Michela Murgia, nonostante la tragicità del tema trattato, è attraversato da un contagioso soffio di vitalità
Non ho letto il libro di Michela Murgia Tre ciotole, all’origine dell’omonimo film di Isabel Coixet, ma dopo averlo visto mi è venuta voglia di leggerlo. E non per verificare la fedeltà o meno al testo letterario, ma perché nonostante la tragicità del tema trattato, il film è attraversato da un contagioso soffio di vitalità. E vorrei capire quanto è merito della regista e quanto era già sulle pagine della Murgia. Lo ripeto: non per fare una qualche divisione dei «meriti» ma per chiarirmi come una regista catalana abbia lavorato con attori e ambienti così totalmente italiani.
Perché il primo merito del film è proprio la prova dei suoi interpreti, e soprattutto quella di Alba Rohrwacher, mai così convincente da molti film a questa parte (con l’eccezione di Le occasioni dell’amore, guarda caso anche qui diretta da un registra straniero).








