La monoposto da corsa Monaco del 1935 non ha niente a che fare con l'omonima città bavarese. E nemmeno con l'esclusivo Principato situato tra Italia e Francia, dove tra l'altro i bolidi da Gran Premio sono arrivati solo nel 1950. Questa rarissima vettura (ne esiste un solo esemplare) prende in invece banalmente il nome dall'ingegnere Augusto Monaco che - assiemedal pilota Carlo Felice Tross - intraprese l'avventura di progettare e costruire una vettura la cui peculiarità era l'impiego di un innovativo motore radiale a 16 cilindri mutuato dall'aeronautica. Altra unicità della Monaco Trossi era il posizionamento anteriore del motore con trazione sull'avantreno, una soluzione mai vista prima nelle competizioni e che nelle intenzioni dei progettisti doveva servire per evitare un albero di trasmissione troppo lungo. Iscritta al GP di Monza nel 1935 la Monaco Trossi prese parte alle prove ma il suo debutto fu un vero disastro, non solo per l'errata distribuzione dei pesi (75% davanti 25% dietro) che causava un evidente sottosterzo, ma anche per le complicazioni di raffreddamento visto che il calore generato dal motore non trovava via di sfogo. Quello che gli appassionati del tempo definivano 'un piccolo aereo senza le ali' per l'incombente presenza del propulsore 16 cilindri radiale è stato recentemente al centro di una mostra al Museo Nazionale dell'Automobile di Torino (Mauto) dedicata non solo a questa insolita 'sperimentazione' di creatività ingegneristica ma anche e soprattutto al pilota Carlo Felice Trossi, nominato conte per meriti sportivi nal 1934. Singolare personaggio del Novecento, fu pilota e aviatore, progettista e costruttore di automobili e barche. Trossi - che Enzo Ferrari descriveva come un uomo che "con estrosa e scanzonata disinvoltura faceva cose che altri avrebbero giudicato impossibili, sia nella vita sia sulla pista - fu anche uno dei primi presidenti della Ferrari. Vicino agli ambienti dell'architettura razionalista e amico personale di Pier Luigi Nervi, mostrava nei suoi interessi un gusto moderno e colto, che travalicava la pura dimensione sportiva. Il Mauto gli ha reso omaggio esponendo documenti, fotografie e cimeli che ne raccontano la carriera sportiva del pilota, ma anche la cultura meccanica e la produzione progettuale. Una vita dedicata ai motori, con dieci auto (esposte a Torino) che hanno accompagnato la sua esistenza. Sono l'Alfa Romeo 8C 2300 Zagato con la quale Trossi arrivò secondo alla sua prima 1000 Miglia nel 1932, la citata monoposto 16 cilindri 'tutto avanti' Monaco Trossi, l'Alfa Romeo GP tipo 158 Alfetta del 1938, l'Alfa Romeo 8 C 2300 Monza del 1931 e la rivoluzionaria monoposto Maserati 6 CM del 1936. Dall'album dei ricordi sono uscite anche la Mercedes-Benz SSK del 1930 e la Alfa Romeo 6C 2500 SS del 1942 - sulla quale Trossi fece inizialmente installare due proiettori dal suo aereo personale al posto dei fari centrali originali. Per finire con l'Alfa Romeo tipo B P3 del 1932 e con la Cattaneo Trossi del 1934, un esempio di automobile in scala ridotta perfettamente funzionante.