di
Adriana Logroscino
Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, ospite di Cinque minuti, in onda questa sera su Rai1
A rispondere a un’ora filata di domande di Bruno Vespa è una Giorgia Meloni tutta all’attacco degli avversari: che non hanno un piano che non sia «mandare a casa me», e cita Giuseppe Conte, o «pensano sempre alla poltrona che devono occupare dopo e credono sia così anche per me», e qui risponde a Matteo Renzi negando di puntare al Quirinale, che «non sanno più dove denunciarci, dopo averci accusato di complicità in genocidio alla Corte penale internazionale» — e questa è per Avs e per gli attivisti del movimento che hanno promosso l’iniziativa — e che sottovalutano «il rischio che il clima» nelle piazze «possa peggiorare», diretto un po’ a tutti, Cgil in testa «più interessata alla sinistra che ai lavoratori». All’uscita dagli studi Rai, è evidentemente soddisfatta della performance comunicativa: «Ho parlato un’ora» esclama mentre si schermisce dai cronisti.
Meloni è ospite di Cinque minuti e poi di Porta a porta nel secondo anniversario del pogrom del 7 ottobre. Ricorrenza che celebra con una nota i cui contenuti davanti alle telecamere riprende: «Il piano di pace presentato da Trump raccoglie una convergenza quasi totale. Non quella di alcune forze politiche che in Parlamento non hanno voluto votare a favore, purtroppo. E offre un’opportunità che non deve essere sprecata per giungere alla cessazione permanente delle ostilità». Subito dopo torna sul terreno dello scontro politico, partendo dalle manifestazioni pro Pal del fine settimana: «Sono rimasta scioccata dal fatto che alla testa del corteo ci fossero striscioni inneggianti ad Hamas e al 7 ottobre. Vuol dire che non si trattava di infiltrati». Ma non solo. «La sinistra fomenta le piazze. Non conto più le minacce di morte che ricevo. Attenzione perché poi le cose sfuggono di mano. L’Italia ci è già passata», dice riferendosi agli anni di piombo.








